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“Le SCIENZE INESATTE” un libro illustrato e un film in stop-motion

6 Febbraio 2017

La storia che voglio raccontare, con un lungometraggio in animazione stop-motion e un libro illustrato, ruota attorno alla wunderkammer (camera delle meraviglie) e alla fabbricazione dell’homunculus, due temi incontrati casualmente durante i miei studi, in occasione di una folgorante edizione della Biennale di Venezia dedicata ai rapporti tra arte e scienza,  poi entrati prepotentemente a far parte della mia poetica.

Nel 2011 ho pubblicato con la casa editrice #logosedizioni due libri illustrati intitolati Homunculus e Wunderkammer,  che costituiscono una sorta di naturale spin-off per questo progetto, perché tratti da una vecchia versione della sceneggiatura cinematografica, scritta per un film che poi non è stato realizzato. Inoltre avevo anche disseminato vari elementi e suggestioni in altri miei film, come Frammenti di Scienze inesatte del 2005 e Krokodyle del 2011.

Il film e il libro narrano la storia di Jonah, che guidato dallo spettro di una bambina si perde nella costruzione di una wunderkammer, descrivono il mutare del suo carattere che incede di pari passo alla crescita del suo personale museo e soprattutto  la sua storia d’amore con Rebecca, una ragazza che sacrificherà la sua stessa esistenza in virtù dell’amore in cui crede. Tutto questo è ambientato in un luogo lontano, sperduto sulle coste dell’oceano, abitato da strambi ricercatori dediti a discipline a cavallo tra le scienze ufficiali, le arti occulte e la fantasia sfrenata: le scienze inesatte del titolo.

Una fiaba quindi, una fiaba nera, macabra, crudele, degna della tradizione nordica, quella dei fratelli Grimm per intenderci, ma con contaminazioni da Lewis Carroll, Collodi, ma anche dalle storie di fantasmi tipicamente anglosassoni, nel solco della migliore narrazione gotica e fantastica.

Tanti anni fa, quando cominciai a buttare giù le prime idee  di questa storia ero concentrato su un lungometraggio con attori in carne ed ossa, con un grande dispiego di effetti speciali e di post-produzione digitale, ma poi andando avanti negli anni e portando avanti anche l’ attività d’illustratore, oltre che di regista cinematografico, ho cominciato ad appassionarmi all’animazione stop-motion, tecnica che consiste nel riprendere dei burattini muovendoli fotogramma dopo fotogramma davanti alla macchina da presa. Dopo alcuni tentativi di sviluppo, il film non è stato poi realizzato e nel corso degli anni ho continuato a lavorarci, allontanandomi sempre di più dall’idea di lavorare con attori sui miei personaggi.

Sperimentando e scoprendo tanti autori mi sono reso conto che la stop-motion è la parte nascosta dell’animazione, quella più misteriosa, oscura, perturbante, quella che le persone ‘normali’ generalmente cercano di evitare e che spesso frettolosamente tendono a etichettare come inquietante. Ma se si perde quella ritrosia ingiustificata, quel timore iniziale che a volte può infondere sensazioni sbagliate, si potrà scoprire un mondo meraviglioso, forse un po’ sinistro, ma sicuramente affascinante, poetico e coinvolgente.

Oggi la stop-motion è una tecnica consolidata anche nel cinema destinato alla grande distribuzione, grazie soprattutto a Tim Burton e proprio quest’anno le candidature all’Oscar come miglior film d’animazione di due lungometraggi realizzati in questo modo ( Kubo and two strings e Ma vie de Courgette ) dimostrano che è una valida strada da percorrere per raccontare storie in maniera originale.

E’ anche un modo per creare un’animazione ‘adulta’, non prettamente destinata a un pubblico di bambini, quindi adottata da importanti autori come Wes Anderson, con Fantastic Mr Fox e il nuovo Isle of Dogs, o Charlie Kaufman, con Anomalisa, senza dimenticare autori storici come Jan Svankmajer e i Quay Brothers.

Spesso i materiali prediletti degli autori che fanno stop-motion sono le ossa, gli stracci, i vecchi balocchi e gli oggetti dimenticati in soffitte polverose e i temi affrontati sconfinano spesso nel gotico e nel macabro. Quindi tutto questo mi ha fatto capire che è in assoluto la tecnica migliore per raccontare le mie storie e assecondare le mie inclinazioni espressive. Vorrei realizzare un film che trovi un punto d’incontro tra i film Laika ( Coraline, Paranorman, ecc.) e quelli di Svankmajer e dei Quay, utilizzando burattini fabbricati seguendo le mie illustrazioni, ma calati anche in una scenografia fatta di oggetti reali, scheletri veri, insetti, giocando creativamente con la scala ridotta e inventando soluzioni visive con un sapore artigianale.

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