STOP-MOTION la fabbrica delle meraviglie – da settembre in tutte le librerie

  “Dimenticate i colori sgargianti dei cartoni animati per bambini, gli animaletti canterini dei film della Disney e le storie tranquillizzanti per famigliole felici con lieto fine assicurato, perché la stop-motion è la parte nascosta dell’animazione, quella più misteriosa, oscura, perturbante, quella che le persone ‘normali’ generalmente cercano di evitare e che spesso frettolosamente tendono a etichettare come inquietante. I materiali prediletti degli autori che fanno stop-motion sono le ossa, gli stracci, i vecchi balocchi e gli oggetti dimenticati in soffitte polverose e i temi affrontati sconfinano spesso nel gotico e nel macabro, ma se si perde quella ritrosia ingiustificata, quel timore iniziale che a volte può infondere sensazioni sbagliate, si potrà scoprire un mondo meraviglioso, forse un po’ sinistro, ma sicuramente affascinante e coinvolgente. Da sempre considerata la sorella più piccola, bruttarella e un po’ birichina dell’animazione tradizionale, la stop-motion si è vista a un certo punto superare con altezzosità anche dall’avvento dell’animazione 3D e proprio come Cenerentola aveva bisogno dell’intervento di una fata che con i suoi incantesimi rimettesse a posto le cose e facesse finalmente giustizia. Un bel giorno questa fata arrivò, aveva i capelli arruffati, forse mai pettinati in vita sua, il volto scavato e il sorriso dell’eterno fanciullo, veniva da Burbank e si chiamava Tim Burton.”

Stefano Bessoni

Con l’introduzione scritta da Barry JC Purves, ecco che Stefano Bessoni allestisce un manuale illustrato dedicato all’animazione stop-motion. Partendo da Cosa è la stop-motion?, ne analizza la storia e le tecniche, prima di passare alla descrizione passo passo e corredata da dettagliate fotografie della fabbricazione di un burattino per le vostre animazioni, senza trascurare la preparazione del set, l’utilizzo di Dragonframe e le tecniche di montaggio e postproduzione, concludendo con una carrellata su alcuni film in stop-motion che, se non l’avete già fatto, dovete assolutamente vedere, tra cui N?co z Alenky (Qualcosa di Alice) e Lekce Faust (Lezione di Faust) di Jan Švankmajer, Rigoletto di Barry JC Purves, The maker di Christopher Kezelos, La noria di Karla Castañeda e naturalmente il suo Canti della forca.

STOP-MOTION

la fabbrica delle meraviglie

 

172 pagine – dimensioni 190 x 190

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PINOCCHIO da ottobre 2014 in tutte le librerie

Come già in Alice Sotto Terra, Stefano Bessoni riprende uno dei personaggi più amati della sua infanzia per personalizzarne le gesta con uno stile narrativo agile e fiorito e le sue riconoscibilissime immagini macabre e divertenti. Il suo sguardo è quello di un naturalista dall’animo vittoriano, diviso tra la passione per gli insetti, l’anatomia umana, gli scheletri, gli spettri, la fotografia. Lungi dal seguire fedelmente le arcinote vicende narrate da Collodi, l’autore mette in scena il burattino e lo stralunato circo di personaggi che gli ruota attorno dotandoli di tutto ciò che la fantasia lo ha portato a immaginare al di là del testo scritto. Il Pinocchio di Bessoni si nutre delle suggestioni del famoso sceneggiato di Luigi Comencini e delle illustrazioni di Enrico Mazzanti e Carlo Chiostri e le contamina con influenze shelleyane e lombrosiane. Nato probabilmente da una grossa radice di mandragola cresciuta ai piedi di una forca, Pinocchio è una creatura bizzarra che reca le stigmate anatomiche del “delinquente nato” di Cesare Lombroso e la perturbante diversità del Frankenstein di Mary Shelley. Si unisce così a quella vasta schiera di esseri creati sovvertendo le regole naturali, infelici per vocazione e freak a ogni costo. Insieme a lui gli altri personaggi delineano un’irresistibile galleria di caricature macabre: Geppetto è ingobbito, sdentato e dal naso rubizzo; il grillo parlante color verde smeraldo ha un cappello a cilindro, occhi iper-sproporzionati e due sghangherate file di denti; Mangiafoco è una montagna di capelli, baffi e barba da cui spuntano due occhi malvagi e gli immancabili dentacci; la fata turchina è una macilenta fanciulla dalla chioma enorme, che nutre un affettuoso interesse per Pinocchio e in particolare per il suo naso lungo e turgido. Una reinterpretazione di un grande classico che, andando al di là dell’ambito della narrativa per bambini, rivendica il proprio status di opera letteraria gotica o romantica, nel solco di Hoffman e Poe.

PINOCCHIO

di Stefano Bessoni

liberamente tratto da “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi

Logos edizioni – cm 21 x 26 – pagine 68 – copertina cartonata – lingua: italiano e inglese – prezzo 20 euro

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METAMORFOSIS – Visioni fantastiche di Starevitch, Švankmajer e fratelli Quay

Che ci fanno insieme Franz Kafka, James Ensor, Bruno Schulz, Alice, Sigmund Freud, una vecchia collezione d’insetti, Jacob von Gunten e una Venere anatomica di cera? Per avere una risposta a questa domanda è necessario andare a Barcellona e lasciarsi trascinare nella fascinazione di una mostra unica, dedicata a tre figure fondamentali dell’animazione stop-motion: Wladyslaw Starewicz, Jan Švankmajer e i due fratelli Stephen e Timothy Quay. METAMORFOSIS è libertà. Libertà estrema attraverso la creazione, l’intuizione, l’immaginazione, dentro il sogno e la realtà, attraverso l’infanzia come attitudine vitale.

La mostra si divide in tre capitoli fondamentali, ognuno dedicato ai nomi sopra citati, ma uniti in una magica soluzione di continuità che rende il percorso un viaggio affascinante, ricco di sconfinamenti, lasciando intravedere strade e sentieri da percorrere, espressivamente, per chi come me è alla ricerca di stimoli per il proprio lavoro, o semplicemente immaginifici per il visitatore appassionato d’animazione e arti figurative.

Si inizia il percorso con le creature che popolano i film del pioniere della stop-motion Wladyslaw Starewicz, che nasce a Mosca nel 1882. Lavora nel 1910 come direttore del Museo di Storia Naturale di Kovno, in Lituania, dove avvia ufficialmente la sua carriera da regista, girando documentari per il museo. Realizza quattro filmati che riscuotono un buon successo e comincia a progettare il quinto, che dovrebbe rappresentare una battaglia tra coleotteri. Purtroppo gli insetti muoiono durante le riprese per il calore delle lampade, così Starewicz decide di utilizzare gli esemplari morti, avvicinandosi per la prima volta alla tecnica che diventerà il suo principale mezzo di espressione. Un’influenza determinante su di lui esercita anche la visione di Les animées allumettes, un film del 1908 diretto da Emile Cohl. Il risultato del suo primo sforzo come animatore è Lucanus Cervus, che purtroppo andrà perduto.

Nel 1919, con lo scoppio della Prima guerra mondiale e la Rivoluzione d’ottobre, si trasferisce in Francia, dove ottiene la cittadinanza e cambia il suo nome in Ladislas Starevich. A Parigi crea una società nel vecchio studio di Georges Méliès ma, volendo rimanere indipendente e libero di sperimentare la sua tecnica, si sposta a Fontenay-sous-Bois dove resterà per tutta la vita, assistito prima dalla moglie e poi dalla figlia Irina. Il primo dei suoi film francesi è Frogland del 1922. Qui ha inizio la sua produzione più matura e articolata, approdando al primo lungometraggio Le Roman de Renart (Una volpe a corte), realizzato tra il 1929 e il 1931. Il film viene proiettato per la prima volta a Berlino nel 1937 e in Francia esce solo nel ’41. Starevich muore nel 1965, a metà della lavorazione di Comme chien et chat che, per rispetto verso il suo lavoro e la sua ferma volontà di non dipendere da nessuno, viene lasciato incompiuto.

Dopo aver vagato tra animali antropomorfi e insetti che formano allegre orchestrine si approda in una vera e propria Wunderkammer, ovvero la Camera delle Meraviglie di Jan Švankmajer, ricca di animali impagliati, teschi, feticci africani, strambe sculture, opere d’arte inusuali e tutti quegli oggetti che per l’autore ceco rappresentano fonte di stupore e meraviglia e quindi d’ispirazione artistica.

Appena usciti dalla wunderkammer inizia un nuovo viaggio attraverso le creazioni di Švankmajer, alcune utilizzate nei suoi numerosi film, ma altre realizzate per dare sfogo alla sua surreale visionarietà.

Švankmajer nasce a Praga nel 1934, dove tuttora vive e lavora. Studia all’Accademia di Belle Arti e inizia la sua carriera lavorando con gli spettacoli di burattini e con il Teatro Nero di Praga. Passa al mondo del cinema e della stop-motion nel 1964, quando realizza il suo primo cortometraggio The last trick. A questo fanno seguito moltissimi altri cortometraggi, ma approda al lungometraggio solo nel 1987 con Qualcosa di Alice, seguito da Lezione Faust nel 1994, I cospiratori del piacere nel 1996, Otesánek nel 2000, Lunacy nel 2005 e il recente Surviving life nel 2010. Il suo stile è inconfondibile. Il cibo, il corpo, la favola, l’alchimia, il surreale, la cultura popolare sono gli elementi centrali della sua poetica, influenzata dal movimento surrealista e da pittori come Arcimboldo. Oltre ai lungometraggi realizza un’importantissima serie di cortometraggi, muovendosi dalla claymation alla pixilation e alla stop-motion con burattini, scheletri, animali impagliati, bambole e vecchi giocattoli. Tra i suoi cortometraggi più famosi figurano Jabberwocky, La morte dello stalinismo in Boemia e Cibo.

Scrive di lui Anthony Lane sul New Yorker: “Il mondo si divide in due categorie di diversa ampiezza… quelli che non hanno mai sentito parlare di Jan Švankmajer e quelli che hanno visto i suoi lavori e sanno di essersi trovati faccia a faccia con un genio”. La nota scrittrice Angela Carter gli dedica un bellissimo racconto intitolato “Alice a Praga, ovvero il gabinetto delle meraviglie”.

Storditi ma felici si abbandona l’universo di Jan Švankmajer per inoltrarsi nel mondo oscuro e perturbante di Stephen e Timothy Quay, due gemelli identici nati nei dintorni di Philadelphia nel 1947, che considerano Švankmajer il loro maggiore punto di riferimento e che nel 1984 gli dedicano il cortometraggio The Cabinet of Jan Švankmajer – Prague’s Alchemist of film. I fratelli Quay iniziano la loro carriera come illustratori. Appassionandosi agli artisti grafici di poster teatrali e cinematografici dell’est Europa decidono di trasferirsi a Londra, per iscriversi al Royal College of Art, dove realizzano i loro primi lavori e conoscono Keith Griffith, che in seguito diviene il produttore di tutti i loro film e con il quale fondano la società di produzione Atelier Koninck.

I Quay sono considerati tra i maestri incontrastati dell’animazione stop-motion e i loro film rappresentano veri e propri capolavori d’arte, slegati da qualsiasi dettame commerciale, fuori da ogni schema e autentiche espressioni di poesia visiva. I loro cortometraggi più importanti sono Nocturna Artificialia del 1979, Punch and Judy del 1980, Street of Crocodiles del 1985, The Comb del 1990, The Calligrapher del 1991. Realizzano anche film di lungometraggio come Institute Benjamenta del 1995, libera trasposizione del romanzo di Robert Walser Jacob Von Gunter che, pur contenendo sequenze animate, è girato con attori in carne e ossa ripresi come se si trattasse di burattini, con strani giochi di prospettiva, di sfocatura e di profondità di campo. Grazie all’abilità di ripresa e a una conoscenza maniacale dell’uso delle ottiche, riescono a ottenere risultati sorprendenti e inventare uno stile e soluzioni visive che vengono a lungo imitate e oggi sono entrate a far parte degli stilemi registici di molti autori contemporanei.

Numerose sono le loro collaborazioni per spot pubblicitari come animatori e registi e per spettacoli teatrali, in qualità di scenografi. Memorabile è una breve sequenza animata inserita nel film Frida di Julie Taymor, dove la protagonista ha un incubo allucinato popolato di terribili scheletri danzanti, rielaborati con il loro inconfondibile stile dalle Calaveras messicane.

Personaggi schivi e particolari, i gemelli Quay ispirano i due gemelli zoologi protagonisti di Lo zoo di Venere di Peter Greenaway, che li avrebbe voluti come attori nel film. Tra l’altro, nel film precedente dello stesso regista, The Falls, era presente una loro fotografia, intorno alla quale era stata costruita una biografia immaginaria.

Alla fine si esce e si vaga per le vie di Barcellona con la testa persa nei sogni e nelle visioni che Starevitch, Švankmajer e i fratelli Quay sono riusciti ad innescare, mentre le forme decadenti e surreali dei palazzi costruiti dai maestri del modernismo catalano divengono la giusta scenografia della continuazione del viaggio.

L’esposizione si tiene al CCCB (Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona) e sarà aperta fino al 7 settembre del 2014.

Stefano Bessoni

Le ricerche storiche sono di Chiara Guida e sono tratte dal libro di Stefano Bessoni “STOP-MOTION – La Fabbrica delle Meraviglie” edizioni Logos, in tutte le librerie da settembre.

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Stop-motion a Macerata dal 14 al 19 luglio a La Fabbrica delle Favole

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Canti della Forca @ Guerrini dal 1958

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Booksigning al Salone Internazionale del Libro di Torino 2014

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CANTI DELLA FORCA le illustrazioni originali e i burattini in mostra a Roma

Inaugurazione venerdì 16 maggio alle ore 18.30

booksigning sabato 17 maggio alle ore 17

da GUERRINI dal 1958 – Viale Regina Margherita 201/203

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Corso di animazione, illustrazione e cinema a Roma con Stefano Bessoni Master di 500 ore di lezione + 500 ore di laboratorio

Il corso si svolgerà da gennaio a dicembre 2015, presso ACCADEMIA GRIFFITH a Roma. Si rivolge a chi intende intraprendere la professione di illustratore per l’editoria e per il cinema, nonché per chi vuole diventare animatore per il cinema, la televisione e il web, specializzandosi in particolar modo nella tecnica della stop-motion. Si rivolge anche a tutti quei filmmaker e  registi che intendono creare le basi della loro poetica e del loro stile  seguendo le orme di autori del calibro di Tim Burton, Terry Gilliam, Guillermo Del Toro, Peter Greenaway.

Ogni iscritto sarà guidato nella realizzazione del suo progetto editoriale e/o cortometraggio in animazione. Inoltre sarà seguito nella preparazione di un portfolio personale per le selezioni presso le case editrici e per i principali concorsi.

Materie principali del corso:

- Tecniche artistiche di base
(Matita, Acquarello, Tempera, Acrilico, ecc.)
- Tecniche digitali e software di base
(Photoshop, Dragonframe, Premiere, Indesign, ecc.)
- Storia dell’illustrazione e dell’animazione
- Illustrazione
- Animazione
- Progettazione editoriale
- Poetica e stile nell’illustrazione e nell’animazione
- Scrittura creativa e sceneggiatura
- Elementi di regia cinematografica
- Elementi di fotografia
- Laboratorio di suono e immagine
- Elementi di montaggio
- Storyboard
- Incontri con noti autori del settore

Su appuntamento, è possibile incontrarmi per avere, senza impegno, ulteriori dettagli sul corso.

Per ulteriori informazioni e costi: ACCADEMIA GRIFFITH

Booksigning @ Bologna Children’s Book Fair

Dilka Bear, io, Roger Olmos e Ana Juan… la squadra di illustratori LOGOS a Bologna

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PINOCCHIO

10 Dicembre 2013 Nessun commento

E ora al lavoro su Pinocchio… Tra il Frankenstein di Mary Shelley e le teorie criminali di Cesare Lombroso…

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